Il Lupo lui ce l’ha sempre avuto nel
sangue. Aveva 13 anni Guido Silvestri, in arte Silver, quando nel 1966 creò la
prima striscia dedicata a una sorta di prototipo di Lupo Alberto, il suo
personaggio-alter ego che in questi giorni compie 40 anni dalla sua primissima
comparsa nelle edicole.
«Dentro il mio primo lupacchiotto
affamato c’erano un po’ di Snoopy e un po’ di Jacovitti, ma soprattutto il Wile
Coyote di Chuck Jones, per il quale avevo una cotta totale», racconta Silver,
che dal 1979 vive a Milano, in viale Bianca Maria, in un appartamento
dirimpetto alla redazione, insieme alla moglie Silvia e a due figli, i più
piccoli dei cinque avuti con lei.
«Ma una parte a giorni», sospira
Silvestri, «va a studiare in Cina, in più la più piccola finisce il liceo e
presto rimarremo soli...».
Il creatore di uno dei personaggi più
longevi e di successo del fumetto italiano è un distinto signore di 61 anni,
che da un po’ è nonno («Grazie alla mia prima figlia ho una nipote di 14
mesi!», gongola): un uomo il cui tratto gentile, educato, mai sopra le righe,
si spezzetta in brevi sospiri e ripetizioni che sanno di timidezza e
malinconia.
Un lupo avverso al matrimonio
e una talpa gay
Tutto il contrario del Lupo, che è
rimasto il guascone materialoide che era 40 anni fa, al suo debutto in bianco e
nero nella sezione «Zoom Strip» del settimanale Il Corriere dei Ragazzi:
un adolescente dalla traiettoria «random», innamorato della gallina Marta,
sentimento in virtù del quale ha una sorta di «wild card» per entrare nella
fattoria dei McKenzie (gli interessa ben altro che mangiare pollame, e lo sanno
tutti).
Un lupo ostinatamente avverso al
matrimonio, anche in virtù del vitellonesco pungolamento del suo sodale, Enrico
la Talpa, che gli raccomanda bagordi viriloidi e scacciapensieri.
Ma ecco che proprio Enrico è il
protagonista di una serie di strisce in cui la talpa vanta la sua scoperta di
essere omosessuale, aggirandosi per la fattoria sventolando un cartello con
l’imbarazzante scritta «Checca è bello!».
«Ero entrato in contatto con il FuOri
(Fronte Unitario Omosessuale) di Angelo Pezzana», ricorda Silver, «e mi
invitarono a realizzare delle strip sulla tematica gay. La sfida che feci con
Enrico fu quella di rappresentare un omosessuale assolutamente privo delle
caratteristiche macchiettistiche che si attribuiscono ai gay. E proprio per
questo Alberto è spiazzato, perché si stupisce del fatto che Enrico non abbia
quei tic, quei modi di fare che appartengono al cliché deIl vizietto».
(corriere.it)
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