domenica 16 giugno 2013

UNA SOLA GOCCIA FA LA DIFFERENZA

Un milione e 690 mila individui sparsi su tutto il territorio. Il 4,4% della popolazione compresa tra i 18 e i 65 anni. E’ questa la fotografia dei donatori di sangue in Italia, un esercito capace di soddisfare ogni anno la crescente richiesta da parte del nostro sistema sanitario. Attenzione però a non sedersi sugli allori: giornate come quella di oggi servono per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di donare sangue, un bene prezioso che, complice l’aumento dell’aspettativa di vita media e la difficoltà nel riprodurlo artificialmente, potrebbe cominciare a scarseggiare. 

Come dichiara il dottor Silvano Rossini -Direttore del Servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale dell’Ospedale Niguarda di Milano-, «ad oggi nel nostro paese, seppur con alcune differenze a livello regionale, siamo in grado di garantire il numero di sacche di sangue necessarie al fabbisogno. Un buon risultato frutto di un programma di autosufficienza regionale che prevede la cessione da parte dei centri che hanno eccedenza di sangue a quelli che sono carenti». La situazione infatti è a macchia di leopardo. Se in regioni come Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Basilicata le donazioni coprono ampiamente il fabbisogno, permangono alcune situazioni di criticità come nelle isole e nel Lazio.  

Un bene prezioso che, a differenza di quanto si possa pensare, viene utilizzato principalmente nei pazienti colpiti da tumore. «La grossa fetta del fabbisogno annuale di sangue –spiega Rossini-riguarda quei malati che, a casa delle chemioterapia, presentano un midollo osseo incapace momentaneamente di produrre globuli rossi e piastrine. Ovviamente le trasfusioni riguardano anche quelle situazioni di emergenza come incidenti stradali ed emorragie intraoperatorie». 

Un sangue sempre più controllato e sicuro frutto dell’evoluzione delle tecniche diagnostiche. A differenza del passato, dove la ricerca degli anticorpi era la via maestra per stabilire la presenza di infezioni virali nel materiale biologico, oggi è possibile rilevare con tecniche di biologia molecolare la presenza del virus. «Un cambio di strategia fondamentale che –continua Rossini- permette di sapere se il sangue è infetto ancor prima che il donatore presenti dei sintomi. Ciò riduce davvero al minimo i rischi poiché ogni donazione viene meticolosamente controllata».  

Ma se la ricerca ha fatto passi da gigante nel garantire materiale biologico sempre più sicuro, lo stesso non si può dire per quanto riguarda la possibilità di produrre sangue in maniera artificiale. Nell’attesa di raggiungere questo ambizioso obiettivo -che risolverebbe gran parte dei problemi di approvvigionamento- è vietato abbassare la guardia. «In Italia la media delle donazioni annue è di circa 1.6 a donatore. Un dato leggermente inferiore a quello europeo. Il prossimo passo sarà quello di aumentare la media a parità di donatori. Ma la vera sfida per il futuro è sensibilizzare le nuove generazioni. La popolazione invecchia e la richiesta di sangue è in aumento. Ecco perché non possiamo permetterci di stare tranquilli» conclude Rossini.

(La Stampa)


10 commenti:

  1. A me dispiace molto non poter donare il sangue, però trovo che sia un gesto bellissimo e molto importante.
    Un abbraccio
    Ruth

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    1. Anche Jena Anziana non può donare il sangue, ma in ogni caso sponsorizza questa azione che è davvero importante.
      Un abbraccio zamposo

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  2. Ciao Jene,
    io ho sempre desiderato donare il sangue purtroppo i dottori non vogliono, ufffiiii.
    Un abbraccio

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    1. Però puoi parlarne con amici e aprenti, è un passo avanti lo stesso!
      Un abbraccio zamposo

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  3. Io educherei ogni bambino a donare il sangue e renderei obbligatoria la donazione degli organi: la vita degli altri è importante tanto quanto la nostra.
    Un abbraccio a voi tutti

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    1. Una proposta bellissima!
      Un abbraccio zamposo

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  4. Sapete perchè abbiamo donazioni così basse?
    Perchè le persone troppo spesso pensano che le tragedie capitano solo agli altri, dimenticando che gli altri siamo noi.
    Un abbraccio

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    1. Purtroppo è vero!
      Un abbraccio zamposo

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  5. Purtroppo per ragioni di salute , non ho mai potuto donare il sangue e pensare che mio padre era presidente dei donatori in Genova...
    Che figlia infame.....!
    Ciao amorevoli!

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  6. Io sono donatrice di organi...e ho beneficiato del sangue di tante persone, allora, decine di anni fa, il sangue te lo donavano i vicini di casa, i paesani, i parenti.
    Anch'io credo che bisognerebbe sensibilizzare fin da bambini alla donazione di sangue e organi.
    Brave, Jene, un post importante.
    Un abbraccio.
    Antonella

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